mercoledì 25 aprile 2012

Il 25 aprile fuori del mito

Ogni 25 aprile si celebra un mito fondativo, quello della resistenza e della liberazione dal nazi-fascismo. E' un mito "fondativo" nel senso che da esso è nata  la nostra repubblica, e nel senso che costituisce, dunque, l'evento storico traumatico che ha reso possibile un nuovo inizio, dopo la fase del fascismo e dello stato totalitario. Se siamo quello che siamo, se il nostro paese è una repubblica democratica è proprio perché questo evento storico ben reale e concreto è diventato "mito", cioè struttura simbolica di riferimento (se fosse rimasto semplicemente un "fatto storico" non avrebbe avuto tale capacità fondativa). Oggi allora ricordiamo certo il fatto storico, ma allo stesso tempo celebriamo un mito, ed è nella natura dei miti offrirsi ad una continua ripetizione, il mito rivive continuamente rinnovato, al contrario del fatto storico che accade una sola volta, il mito si ripete, rinnovandosi indefinitamente ad ogni occasione.
Da questo punto di vista, l'evento storico della resistenza come tutti gli eventi storici è sottoposto al lavoro della ricerca e della narrazione storica, è soggetto alla revisione determinata da nuove scoperte, dall'accumularsi delle informazioni, e delle interpretazioni. E' il destino di ogni fatto storico.
Il mito invece rivive tale e quale, fin che sopravvive almeno, esso conserva la stessa pesantezza simbolica, lo stesso carico di valori e lo stessa potenza animatrice delle nostre azioni. Almeno fin tanto che un nuovo mito giunga a rimpiazzarlo, come Crono rimpiazza Urano e come Zeus rimpiazza Crono uccidendolo.
 Oggi celebriamo il mito del 25 aprile, il mito che da oltre mezzo secolo dà senso alla nostra vita associata, dà senso alla nostra storia, ma  questa celebrazione giunge nel pieno di una crisi profonda, non solo economica, ma prima ancora politica, sociale, culturale. Una crisi drammatica della quale non si vede la fine e non si comprendono interamente le forme. La più grave crisi che la nostra società abbia vissuto dal dopoguerra ad oggi. E non appare soluzione, non si vede una via d'uscita.  Forse per intravedere una possibilità di rinascita avremmo bisogno di un nuovo mito fondativo, di fissare un punto d'inizio, e ricominciare una storia. Ma un mito sorge solo da un fatto traumatico: è questo ora che stiamo attendendo?

Stefano Zampieri

Nessun commento:

Posta un commento