mercoledì 9 maggio 2012

Riletture: Camus, L'uomo in rivolta

Vale davvero la pena di rileggere questo vecchio saggio (1951) perchè oggi mostra tutta la sua attualità, tanto quanto allora poteva apparire fuori tempo, con la sua contrapposizione della "rivolta" alla "rivoluzione" parola che in quel dopoguerra pareva ancora così carica di valenze immediate e di aspirazioni e speranze non troppo lontane. Oggi il termine rivoluzione è sparito dal lessico politico, tranne per qualche nostalgico fideista e per gli storici, e l'argomentazione di Camus appare meno impropria e meno inadeguata. In quanto rigetto della libertà totale, che è oggi prima di tutto la libertà del mercato, la rivolta esige che si impongano dei limiti:
"Lungi dal rivendicare nella sua rivolta un'indipendenza generale, l'uomo vuole si riconosca che la libertà ha i suoi limiti ovunque si trovi un essere umano, il limite essendo appunto costituito dal potere di rivolta di quest'essere. Sta in questo la ragione profonda dell'intransigenza della rivolta."

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