giovedì 21 novembre 2013

Nativi consumatori. Dobbiamo smettere di parlare di nativi digitali perché si tratta di un errore, di un equivoco, di una semplice suggestione, non è il termine giusto, i nativi digitali non esistono, i giovani di oggi sono semplicemente dei perfetti consumatori, la familiarità con i mezzi elettronici che si produce essenzialmente per abitudine, per esperienza, per continuità e certo si serve della flessibilità mentale propria del giovane, non produce tuttavia una radicale mutazione della struttura cognitiva dei ragazzi, ma tende piuttosto ad una condizione ben precisa e questa sì molto diversa da quella dell'adulto. Il giovane, proiettato immediatamente nella dimensione virtuale della rete, più che scoprirne le infinite possibilità di informazione, di apprendimento e di scambio, finisce per apprendere il meccanismo più semplice, fluido, flessibile, per diventare un perfetto consumatore. E diventare perfetti consumatori è l'obiettivo fondamentale di coloro che stanno in rete e attraverso la rete pensano di poter guadagnare tempo, comodità, semplicità. Con un solo clic, con la sola pressione di un tasto, possono acquistare il disco che hanno appena sentito, il libro di cui hanno sentito parlare, il telefono di nuova generazione, il computer, l'accessorio, ma oggi anche le scarpe, la camicia, il viaggio, non c'è attività che si faccia in rete che non abbia al suo fianco una possibilità di cliccare l’acquisto,  non c'è nulla che non si faccia in rete che non sia anche un comprare, non c'è un luogo interno della spazio virtuale della rete che non sia essenzialmente o marginalmente o in parte un mercato. Forse la definizione più corretta per lo spazio virtuale della rete è proprio questa, è lo spazio di un mercato globale nel quale non soltanto puoi acquistare in qualsiasi luogo della terra, in qualsiasi momento della giornata -  tempo e spazio sottratti alla vita e consegnati all’economia - , ma poi associare il gesto dell'acquisto ad ogni istante della tua esistenza, ogni gesto che tu compi ogni atto che tu fai, ogni interesse, ogni desiderio, ogni curiosità, può immediatamente essere trasformato in un acquisto, saltando i tempi degli spostamenti fisici, del traffico, degli orari di chiusura, evitando le difficoltà degli incontri con le persone, evitando la noia della ricerca dell'oggetto giusto al prezzo migliore, della situazione più idonea, un solo clic e il tuo desiderio è realizzato. Certo in tutto questo c’è una difficoltà che probabilmente al giovane non appare immediata, poter acquistare significa avere una carta di credito e avere una carta di credito significa avere del denaro disponibile, avere un lavoro, avere delle risorse. Ma il nativo consumatore così potremmo chiamarlo, il nativo consumatore non ha una chiara cognizione del denaro, si fida dell'idea del denaro virtuale, si affida all'idea del credito interminabile, capirà crescendo, capirà col tempo, che acquistare significa poter acquistare, che avere accesso al mercato non è da tutti anzi che il mondo si divide proprio in due parti: coloro che hanno accesso al mercato, coloro che non ce l'hanno.
Marco Molteni
Sociologo,  Université Paris-Sorbonne (Paris IV)

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